Si parla molto più spesso di “come si deve comunicare”, piuttosto che del Comunicatore, il Professionista che in varie forme mette a disposizione di aziende e privati la sua specifica competenza e la propria professionalità.

Dopo anni di assoluto anonimato, il Professionista della Comunicazione ha una Legge che lo identifica (L. 14.1.2013, n. 4), una Norma tecnica (UNI 11483) che definisce principi e criteri per l’esercizio autoregolamentato dell’attività professionale, una certificazione (FAC Certifica/Accredia) di conformità alla norma che lo certifica, ed ora anche una Polizza professionale, studiata appositamente, che lo tutela.

Rete dei Comunicatori Professionali (ReCoPro), associazione professionale non profit costituita nel luglio 2014, è nata e prosegue la sua attività con lo scopo di divulgare la riconoscibilità e la valorizzazione del Comunicatore professionale.

La Presidente ReCoPro Luciana Righetti incontra il prof. Giorgio Berloffa, Presidente della Commissione UNI (Ente Nazionale di Normazione) per le professioni della legge 4) e Presidente CNA Professioni, e affronta alcuni temi emersi nell’incontro dello scorso 9 aprile a Roma, ma anche domande più specifiche sulla percezione delle nuove opportunità fra i professionisti.

 

LR: “‘Garantire la trasparenza del mercato dei servizi professionali’”, è la motivazione per la quale è stata adottata la Legge 14 gennaio 2013, n. 4 che disciplina le professioni non organizzate in ordini o collegi. Fra le tante professioni che rientrano nell’elenco di queste ultime, quella del Comunicatore, secondo lei, a che punto è nella scala di recepimento? Voglio dire, i risultati dell’Osservatorio sono davvero sorprendenti e inaspettati, anche se fortemente perseguiti.

Ma come mai invece fra i singoli professionisti si incontra così scarsa consapevolezza di quanto sta accadendo nel nostro/loro mondo professionale?”

GB: “Due sono le principali cause della “scarsa consapevolezza” esistente:
1- L’inadeguatezza della risposta del MiSE (Ministero dello Sviluppo Economico) al quale sono state demandate dalla Legge 4), art.6, comma 4 la promozione e l’informazione nei confronti dei Professionisti e degli Utenti dell’avvenuta adozione da parte dei competenti organismi, della norma tecnica UNI relativa ad una specifica attività professionale.
2- La scarsa volontà dei professionisti-autonomi di mettersi in gioco ed entrare nel metodo della legge 4) che li qualifica a garanzia dell’utenza; per i professionisti-dipendenti la sindacalizzazione attiva presso le aziende più organizzate, favorisce invece una più rapida presa di coscienza delle opportunità professionali apertesi. Si pensi che la consapevolezza dettata dalla volontà del professionista autonomo porta ad un livello di attenzione sull’argomento pari all’1-2%, mentre quella supportata dall’azione sindacale aziendale si attesta intorno al 10%; comunque piccole cifre rispetto al ventaglio di opportunità che la legge promuove.”

LR: “E’ sempre difficile, in tutti i settori, far comprendere che la Certificazione sia un’opportunità, un percorso e un investimento utile per la propria carriera professionale. Finora esistevano solo le Attestazioni rilasciate dalle diverse Associazioni, che però sono autoreferenziali e autoreferenziate. La Certificazione di parte terza comporta necessariamente un percorso di formazione che segue parametri ben definiti.

Quali sono secondo lei i motivi fondamentali per cui la certificazione debba essere percepita come un valore aggiunto e non, invece, solo un costo per il professionista?”

GB: “La cultura della certificazione di qualità trova avvio negli anni ’90 con l’introduzione dei sistemi qualità (CEI) sui giocattoli ed ha richiesto altri 7/8 anni perché tale logica approdasse alla certificazione di qualità ISO su prodotti e processi produttivi diventando condizione necessaria di scelta da parte dei clienti e degli stessi fornitori delle imprese.
Nelle professioni la novità è stata introdotta dalla legge 4) solo dal 2013 attraverso la certificazione di conformità alla norma tecnica specifica della professione di riferimento; mi piace ricordare che tale legge è nata a tutela della Committenza.
E’ quindi una questione di tempo, che può essere accelerato grazie alla promozione del MiSE, di cui si è appena trattato.
I vantaggi derivanti dal possesso della certificazione di conformità, consentono al professionista
1- di stare sul mercato: il titolo di laurea, la norma UNI, ecc. consentono cioè di “essere”, mentre il mettersi in gioco attraverso la dimostrazione del “saper fare” comprovata dalla certificazione di conformità consente di garantire la sua professionalità secondo il concetto europeo ed anglosassone largamente diffuso sui mercati internazionali. Si valorizza cioè il “chi sono” e lo si certifica con il “cosa so fare”;
2- di allinearsi alle logiche e metodiche europee in materia di riconoscimento delle qualifiche professionali e della loro libera circolazione nei 28 Paesi membri UE ed oltre. Per quanto attiene quest’ultimo aspetto si era iniziato con l’infruttuosa introduzione delle piattaforme, quindi si è optato per la EPC (European Professional Card) che prevede il riconoscimento da parte del Paese ospitante del curriculum professionale attestato dal Paese d’origine del professionista.

La legge 4) in vigore dal gennaio 2013, pone l’Italia all’avanguardia nella definizione delle conoscenze, abilità e competenze di ogni figura professionale, grazie alla specifica norma tecnica UNI e alla certificazione di conformità Accredia (Ente Italiano di Accreditamento), tanto che la UE ha definito la legge 4) italiana “best-practice” alla quale ispirarsi nell’adeguamento a cui saranno chiamati tutti i Paesi membri e dello spazio economico europeo”.

LR: “I professionisti e le Associazioni professionali: un rapporto non sempre allineato, ma soprattutto utile. Noi abbiamo intrapreso una strada un po’ diversa da altre Associazioni. Un esempio è la nostra attivazione nel cercare una forma di tutela professionale, finora inesistente, che desse una risposta concreta ai bisogni pratici del professionista. Un prossimo passo sarà quello di attivare corsi specifici per garantire la formazione continua degli associati nonché per supportare il conseguimento ed il mantenimento della certificazione, compito primario assegnato dalle legge 4) alle associazione e motivo della loro esistenza.
Quale pensa che sarà, nel futuro più prossimo, il ruolo più utile delle associazioni nella rappresentazione delle categorie professionali della legge 4) in questo momento di cambiamento radicale?

GB: “L’aspetto principale delle associazioni professionali, così come delineate dalla legge 4) è l’essere al servizio della tutela dell’Utenza/Committenza nei confronti dei professionisti iscritti; così come garantire il rispetto dei principi deontologici e della corretta condotta professionale a favore e/o a carico dei propri iscritti.
Contribuendo a tale ruolo:
1- attraverso il servizio dello Sportello della Committenza, permettendo ai Committenti delle prestazioni professionali di rivolgersi all’Associazione di riferimento in caso di contenzioso con i singoli professionisti, ai sensi dell’art, 27-ter del codice del consumo di cui al DLgl 6.9.2005 n.206; di segnalare “mal-practice” di professionisti associati; nonché di ottenere informazioni relative all’attività professionale in generale e agli standard qualitativi richiesti agli iscritti.
2- attraverso la promozione, anche attraverso specifiche iniziative, della formazione permanente dei propri iscritti proprio nell’ottica di offrire alla Committenza il migliore livello qualitativo possibile. Allo scopo, l’Utente dovrà essere messo in grado di recepire informazioni sulla presenza del singolo professionista fra gli iscritti, sul suo possesso della certificazione di conformità e della polizza assicurativa.”
3- attraverso l’adozione del codice deontologico sottoscritto dai professionisti iscritti, si garantisce l’osservanza dei principi deontologici, si vigila sulla condotta professionale, sul corretto comportamento e sul rispetto delle regole che disciplinano la concorrenza sia fra associati che nel libero mercato. La segnalazione all’Associazione di uno scorretto comportamento effettuato o subìto da un professionista associato, la obbliga a segnalarlo a sua volta all’ente di certificazione ed agli enti tenutari di elenchi professionali di cui alla legge 4).

Un vivo ringraziamento a Giorgio Berloffa per la disponibilità e l’autorevole contributo alla corretta informazione su argomenti importanti ed innovativi per i Comunicatori Professionali ed i Professionisti della comunicazione.

Non c’è vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare… (Seneca)

La strada per noi professionisti della Comunicazione è tracciata. Sta ora a noi percorrerla nel miglior modo possibile, sempre costruendo, con tenacia.

Luciana Righetti – Presidente Associazione “Rete dei Comunicatori Professionali”
17 aprile 2015 – Incontro via Skype

CC BY-NC-ND 4.0
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